La chiesa di San Nicola da Tolentino, comunemente detta Chiesa dei due leoni, è il Monumento ai Caduti cittadino sito in via Vittorio Emanuele II, nel centro dell’abitato adriese.
Edificata tra il 1850 e il 1852 sulla precedente del XII secolo, appartenente all’omonima confraternita oramai in rovina, venne pesantemente modificata e trasformata in monumento a memoria dei concittadini caduti nella I guerra mondiale a fine anni Venti su progetto dell’adriese Giambattista Scarpari, che per le decorazioni e i rilievi bronzei si valse del bolognese Gaetano Samoggia.
Caratterizzata principalmente dal portale con cancellata bronzea e dalle due grandi statue di leoni bronzei che sono posizionate ai lati dell’ingesso, conserva al suo interno opere a tema religioso, tra le quali una Madonna della Cintola, tela del pittore Andrea Vicentino del XVII secolo proveniente dall’originaria chiesa, e un sarcofago calcareo di epoca romana risalente al I secolo, oggi contenente le spoglie del milite ignoto. Il solenne portone d’accesso con arcata in pietra d’Istria, che si apre al centro della facciata, è adorno di palme simbolo della Vittoria e del Sacrificio. Alle imposte dell’arco ci sono due bassorilievi: uno riporta lo stemma del Comune, l’altro la pietà funebre per ricordare il contributo spontaneo dei cittadini adriesi per l’edificazione del monumento. La facciata è chiusa da un timpano decorato di ghirlande e di face rovesciata simbolo di morte eroica nel quale spiccano le parole latine “ET IPSI VIVENT” ed “ESSI VIVRANNO”. Nelle sei lapidi in facciata sono riprodotti i nomi dei 287 caduti adriesi nella Prima guerra mondiale. La coppia dei leoni in bronzo dalla discreta forza plastica accucciati ed aggressivi, simboleggiano la protezione al sonno dei Caduti. Un particolare di straordinaria bellezza è la Vittoria Alata in bronzo, alta cm. 250, antistante la Chiesa. Il pilone portabandiera reca alla base una figura femminile stante, alata, rappresentante la Vittoria, che alza il braccio destro levando in alto una corona di alloro. Ai suoi piedi è posta un’aquila che tiene la testa rivolta a destra e il corpo a sinistra. Nel Basamento, in caratteri corsivi, è incisa la firma: “G. Samoggia“.